Le forme che assume
- svuotamento delle mansioni o assegnazione di compiti umilianti;
- isolamento fisico o comunicativo dal resto della struttura;
- controlli esasperati, contestazioni disciplinari pretestuose e seriali;
- offese, derisione, delegittimazione davanti a colleghi o clienti.
I singoli atti possono essere anche leciti, presi uno per uno: è la loro sequenza, unita dall'intento vessatorio, a costituire l'illecito. La giurisprudenza riconosce tutela anche allo straining — situazioni stressogene create anche con un numero limitato di azioni, i cui effetti però permangono nel tempo. E, più in generale, il datore risponde ai sensi dell'art. 2087 c.c. ogni volta che non protegge l'integrità fisica e la personalità morale del lavoratore: anche quando le condotte provengono da colleghi, se le conosce e le tollera.
Il punto decisivo: la prova
Le controversie in questa materia si vincono o si perdono sui fatti. Servono episodi precisi, datati, documentati: mail, messaggi, ordini di servizio, testimonianze, certificazioni mediche che attestino le conseguenze sulla salute e il loro legame con l'ambiente di lavoro. La valutazione preliminare serve esattamente a questo — esaminare il materiale disponibile e dirti, con franchezza, se regge.
Inizia oggi il tuo diario dei fatti. Un resoconto scritto — con date, luoghi, presenti e circostanze — redatto man mano che gli episodi accadono vale molto più di una ricostruzione a distanza di mesi. Conserva ogni comunicazione. E se la salute ne risente, rivolgiti al medico: la documentazione sanitaria è parte della tutela.
Le tutele
Accertata la condotta, il lavoratore può ottenere il risarcimento dei danni — alla salute, alla professionalità, alla dignità. Nei casi più gravi, la situazione può giustificare le dimissioni per giusta causa, con diritto all'indennità di mancato preavviso e senza perdere l'accesso alla NASpI: una decisione che va però pesata prima, non dopo.